giovedì 26 dicembre 2013

domenica 22 dicembre 2013

CONVEGNO - "Europa e Euro: opportunità o schiavitù?" del 16/12/2013 - L. Barra Caracciolo, E Brancaccio, A.M. Rinaldi, C. Borghi, A. Galloni. -

 «Il rischio è quello di veder ristagnare la produzione, gli investimenti e l'occupazione invece di conseguire un più alto tasso di crescita; di vedere allontanarsi, invece di avvicinarsi, la soluzione dei problemi del Mezzogiorno [...La verità è che forse [...] si  è  finito per  mettere il "carro" di un accordo monetario davanti ai "buoi" di un accordo per le economie.» Giorgio Napolitano
                                    http://it.ibtimes.com/articles/47177/20130423/napolitano-euro.htm                                              

mercoledì 18 dicembre 2013

GIANFRANCO LA GRASSA: STORIA E TEORIA POLITICA - PARTIRE DA MARX - (SEMINARIO CONEGLIANESE)

  "L'analisi comincia sempre post-festum"                                                            [...]                    "L'anatomia dell'uomo spiega l'anatomia della scimmia" (K. Marx)                                                                                                                                                                                                                   http://www.conflittiestrategie.it/gianfranco-la-grassa-storia-e-teoria-politica-seminario-coneglianese                                                                                                                                             http://ilcomunista23.blogspot.it/2013/07/il-capitale-e-un-rapporto-sociale-ma.html

Quello che abbiamo da dire sui “forconi”.

   “La storia si fa in modo tale che il risultato finale scaturisce sempre dai conflitti di molte volontà singole, ognuna delle quali a sua volta è resa quel che è da una gran quantità di particolari condizioni di vita; sono perciò innumerevoli forze che si intersecano tra loro, un gruppo infinito di parallelogrammi di forze, da cui scaturisce una risultante – l’avvenimento storico – che a sua volta può esser considerata come il prodotto di una potenza che agisce come totalità, in modo non cosciente e non volontario. Infatti quel che ogni singolo vuole è ostacolato da ogni altro, e quel che ne viene fuori è qualcosa che nessuno ha voluto.” [F. Engels a J. Bloch,  qui]                                                                                                                                                                                       
...l’impasto di ceto medio declassato e sottoproletariato privo di coscienza di classe ha prodotto fascismi, peronismi, boulangismi......................................... i forconi italiani rivendicano (fin troppo) la loro identità nazionale e ottengono un trattamento compiacente da parte della polizia...........................................questi settori sociali, di lavoro autonomo e piccola imprenditoria sono massacrati dall’economia del debito e dalle politiche dell’austerità , non accettano l’impoverimento e rispondono con tutto l’egoismo di parte che hanno sempre avuto e che esiste sottotraccia. Non lo sanno, ma si stanno proletarizzando, ossia stanno diventando funzionali al grande capitale, agli oligopoli industriali e finanziari............................................. Ciò è dovuto a ragioni oggettive (le trasformazioni del capitalismo italiano e la crisi che l’ha travolto) e soggettive (le politiche sindacali e della sinistra istituzionale, ma sia chiaro che oggi sinistra in quei termini non vuol più dire un beneamato cazzo) che hanno fatto sì che tale classe sia stata dispersa economicamente, territorialmente e anche ideologicamente............................. I partiti come li abbiamo conosciuti sono finiti e D’’Alema che strizza l’occhio a Renzi ne è una delle più chiare dimostrazioni...sono i partiti che rincorrono i forconi, non viceversa.                                                                                                                                                  http://www.carmillaonline.com/2013/12/17/che-abbiamo-dire-sui-cosiddetti-forconi-del-9-dicembre/

giovedì 21 novembre 2013

Karl Korsch e il marxismo - Paul Mattick -

Nella visione di Korsch il marxismo non costituisce né una filosofia materialistica positiva né una scienza positiva e tutte le sue affermazioni sono specifiche e concrete, comprese quelle che sono evidentemente universali. Finanche la filosofia dialettica di Hegel, la cui critica costituisce il punto di avvio dello sviluppo del marxismo, non può propriamente essere compresa se non con la rivoluzione sociale e anche allora  non come filosofia della rivoluzione in generale, ma solo come espressione concettuale della rivoluzione borghese. In quanto tale non è il riflesso di tutto il processo di tale rivoluzione, ma solo della sua fase terminale, come è rilevato dalla sua riconciliazione con la realtà immediata. [...] Il Capitale di Marx non è economia politica ma la critica della economia politica dal punto di vista del proletariato. Analogamente per quanto riguarda tutti gli altri aspetti  del sistema marxiano, esso non è interessato a sostituire la filosofia, la storia o la sociologia borghesi con una nuova filosofia, storia o sociologia, ma con la critica dell'intera teoria e pratica della borghesia. Esso non intende divenire una 'pura scienza' ma smascherare il carattere 'impuro', ideologico e classista della scienza e della filosofia borghesi.                                                       
 http://issuu.com/connessioni/docs/p._mattick__korsch?e=3896301/2940870

mercoledì 20 novembre 2013

La profezia di Hyman Minsky - Giuseppe Masala -

Come sappiamo nell’attuale crisi viene imputato alle banche commerciali il razionamento del credito (credit crunch) che causa il cortocircuito del flusso finanziario necessario al funzionamento delle aziende. Secondo il sentire della maggioranza dei commentatori e degli economisti questo fenomeno è causato dalla impossibilità delle banche a prestare a causa della necessità di coprire delle perdite pregresse e della necessità di mantenere ai livelli previsti gli “indici di vigilanza”. Per ovviare a questo problema i banchieri centrali continuano a tagliare i tassi ai quali prestano danaro alle banche commerciali raccomandando di prestare i soldi alle aziende e alle famiglie al fine di riattivare quello che chiamano “meccanismo di trasmissione” tra mercato finanziario e economia reale. Nella visione di Minsky le cose stanno in maniera assolutamente diversa: una volta che la crisi si è innescata sono le aziende a non voler contrarre ulteriori debiti (perché a causa della crisi non riescono ad avere un cash flow sufficiente a sostenerli) e preferiscono agire riordinando “la struttura delle passività”. Questa operazione di “riordino” deve, ovviamente, essere intesa come licenziamenti, ricorso alla cassa integrazione, delocalizzazioni e quant’altro (operazioni che poi a livello macro peggiorano la situazione, ovviamente). Se questa visione è corretta (e per me lo è) si sta tentando di curare un problema con mezzi assolutamente sbagliati.                                                                                                                   http://zeroconsensus.wordpress.com/2013/11/19/la-profezia-di-hyman-minsky/#respond

giovedì 14 novembre 2013

Trapezisti - Aristide Bellacicco -

Anni e anni senza fumare e senza bere, Amarès, attenti a questo e attenti a quest’altro, ore e ore di ginnastica sette giorni su sette e nessuna domenica, perché quando c’era spettacolo la domenica era un giorno di lavoro, e quando non c’era ci si allenava come sempre, estate o inverno sveglia alle sei, caffè, zucchero e via alle prove, quelle prove che non finivano mai, Amarès.

C’era ogni volta qualcosa da correggere e da migliorare, tu non eri mai veramente soddisfatto di me, avevi sempre mille appunti da farmi e consigli su consigli, consigli infiniti, e la cosa più assurda era che non alzavi mai la voce, rimanevi completamente calmo e attento e gentile, e dio quanto pesava quella tua calma e gentilezza, Amarès, una prigione di massima sicurezza dove non era permesso discutere o litigare, perché il nervosismo fa mancare la presa, Linda, quante volte me l’hai ripetuto, perciò bisognava restare tranquilli e allenarsi e provare e studiare e applicarsi senza trascurare nulla, tantomeno i dettagli. Anzi, i dettagli sono la cosa principale, Linda, perché tutto è dettaglio, e l’insieme di un salto riuscito, l’armonia di una rovesciata o di una capriola nel vuoto, la sensazione che tutto avvenga con fluidità e con naturalezza è solo apparenza, è il mondo visto dalla parte degli spettatori, è bello e falso, è spettacolo, i dettagli non li conosce nessuno.

venerdì 8 novembre 2013

Ottobre è un film del 1927 diretto da Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn.

                                                                                                                                          Il Film  fu girato quasi interamente a Leningrado e qui proiettato il 20 gennaio 1928: 7 rulli, 2220 metri; ma il metraggio originale era di 3800. La critica legata al regime accusò il regista di eccessivo sperimentalismo ed estetismo, inoltre il regista fu costretto ad eliminare dalla versione definitiva dell'opera i protagonisti della cosiddetta opposizione di sinistra, Trotsky e Zinov'ev, in quei mesi caduti in disgrazia per essersi opposti a Stalin.

mercoledì 23 ottobre 2013

Radio Radicale, Enrico Tata intervista Bagnai, Brancaccio, Cesaratto, Bo...

                                                        "Cosa credeva la plebaglia europea? Che l'Euro fosse stato costruito per la loro felicità?" (Jacques Attali)                                                                                                                                                       "In Europa non siamo più in un regime democratico. Abbiamo un sistema di governance che non risponde ai cittadini e i governi nazionali non hanno più potere. Siamo quasi in dittatura. pensavo fosse una dittatura benevola, ma ora non lo credo più." (jean-Paul Fitoussi)                                                                                                                                                                                                                                     "L'Euro è un pericolo per la democrazia, sarà fatale per i paesi più poveri. Devasterà le loro economie." (Margaret Thatcher)                                                                                                                                                                                                                                                                                                            "Adottando L'Euro, l'Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo che deve prendere in prestito una moneta straniera, con tutti i danni che ciò implica." (Paul Krugman)                                                                                                                                                                                                                 "Con l'Euro lavoreremo un giorno in meno, guadagnando come se lavorassimo un giorno in più" (Romano Prodi)                                                                                                                                               "Prodi è stato frainteso intendeva dire che: Con l'euro lavoreremo un giorno in più guadagnando come se ne lavorassimo uno in meno." (hogbog81)

mercoledì 9 ottobre 2013

Totalitarismo, origine e storia. - Domenico Losurdo -

                                                                                                                                                                                                    

domenica 6 ottobre 2013

LA SCIENZA COME TEORESI COSTRUTTIVA

                                                   C’è una pagina della fenomenologia di Hegel, in cui Hegel sottolinea il piacere che ha il bambino nel gettare i sassolini nell’acqua. Perché questo è importante? Perché è il momento in cui il piccolo bambino sperimenta sé stesso come capace di trasformare la realtà, di cambiarla. Appunto, non è solo al livello del “perché?”, ma è già al livello del “percome?” Come posso usare la situazione esistente, come posso cambiarla, quali son gli strumenti. Un'altra pagina importante a cui tu facevi riferimento, è una pagina di Leibniz, quando si discuteva dell’esistenza o meno delle sirene. Leibniz risponde: “quando non sia possibile mostrare la maniera in cui qualcosa si può costruire, quella cosa non esiste”. Capisci che questo è un pensiero formidabile perché è proprio il passaggio pieno dal perché al percome e l’enfasi è proprio sulla capacità di operare nel mondo cambiandolo perché si è compreso come il mondo funziona. Quindi mi sembra chiaro che sono d’accordo con quanto tu dicevi; è sicuramente un elemento positivo il passaggio tra le due domande, e ti dirò di più: va particolarmente enfatizzato questo oggi, per una esperienza che abbiamo tutti quanti: sull’autobus, all’ufficio postale, per la strada, al bar ecc.; noi incontriamo sempre gente che protesta contro loro. “Loro”, non si sa mai chi siano esattamente, ma son quelli che fanno le leggi, che mettono le tasse ecc., e si arriva anche alla conclusione: “sono tutti uguali arrivati a quel posto”, ma nessuno si pone il problema: “ma perché ci vanno loro a quel posto, e non mi faccio IO, insieme ai miei compagni di lavoro, autore del mondo, autore dell’organizzazione sociale. Questo passaggio, questa presa di coscienza della capacità e del diritto in realtà e dovere, del singolo uomo di farsi politico, riconoscersi politico, insieme ai propri compagni; questo è un progresso enorme, e questo è il passaggio che Marx chiama “dal mondo della necessità al mondo della ragione, della libertà”. La libertà sta appunto in questo: quando io mi pongo il problema “ma come è fatto il mondo? Come posso cambiarlo?” Come posso cambiarlo ovviamente non nel senso di Hiroshima e Nagasaki degli Stati Uniti, ma nel senso, per es. della medicina gratis per tutti, della scuola gratis per tutti. Io ho conosciuto una volta una signora cubana, anni fa, era già crollata l’URSS quindi Cuba era in una situazione molto difficile, e lei – portando me e mia moglie nella stanza da letto dove dormiva il bambino – ci disse: “ vedete perché io non abbandono Cuba? Perché io so che mio figlio potrà gratis – se lo vorrà – arrivare all’università ed avere un lavoro. Da nessun altra parte del mondo questo avverrà”. Ecco, questo salto, questo non solo “perché?”, ma “come” trasformare il mondo nel senso di un arricchimento delle qualità e delle capacità umane, è indubbiamente il più grande progresso possibile, e noi dovremo insistere nel sottolineare che il socialismo ha un fattore fondamentale che lo distingue da tutti, da tutta la storia, e cioè che il produttore controlla anche ciò che ha prodotto.

giovedì 3 ottobre 2013

Euro al capolinea? - Riccardo Bellofiore, Francesco Garibaldo -

C’era una alternativa alla moneta unica negli anni Novanta? E c’è oggi, nella crisi, qualcosa che non sia il puro semplice ritorno al passato? A metà degli anni Novanta vi era, tra gli economisti, già chi pensava che ci fosse un’alternativa alle monete nazionali, e alla forbice deflazione competitiva (tedesca) versus svalutazioni (italiane), un’alternativa che non fosse la moneta unica. Tutti i limiti dell’euro erano noti ante litteram, basta andarsi a leggere un economista non certo radicalissimo come Jean Luc Gaffard, su Le Monde Diplomatique del 1992. L’alternativa possibile alla moneta unica è quella che i francesi, che sono bravissimi nelle distinzioni, chiamano moneta comune. La differenza tra moneta unica e moneta comune un qualche interesse ce l’ha. La moneta unica è anche circolante tra i cittadini dell’area. La moneta comune è invece soltanto mezzo di pagamento tra le banche centrali aderenti all’unione. Ogni nazione mantiene la sua moneta, i vari aderenti mantengono cambi fissi ma esistono alla bisogna margini di flessibilità. Se c’è uno squilibrio grave che nel medio periodo non possa essere aggiustato dall’espansione dei paesi in avanzo, viene consentita una svalutazione, mentre intanto la Banca Centrale Europea ha il potere di far credito alle aree in crisi, come anche ai governi. Non è un’idea di un’originalità devastante, è l’applicazione all’Europa di un’idea di Keynes del 1944, è il progetto di una qualche Bretton Woods europea. In questo orizzonte aveva scritto cose di grande interesse una marxista solida come Suzanne de Brunhoff (1997).

La nostra convinzione è che una pura e semplice uscita dall’euro non sia lasoluzione, che anzi gli effetti domino possono essere gravi, e la pressione per l’austerità che ne risulterebbe più e non meno elevata. Ma non crediamo che cambi il segno di questa uscita dalla moneta unica la pura difesa del lavoro su scala nazionale, o di un’area particolare d’Europa (detto tra parentesi, le contraddizioni dell’euro si ripeterebbero su una scala minore, come se per esempio si volesse costruire l’Europa del Sud). Quello di cui vi sarebbe bisogno sono piuttosto lottecoordinate e proposte politiche uniche della sinistra su scala europea, a partire dai conflitti del lavoro e dei soggetti sociali, una spinta dal basso che c’è ma non è adeguatamente organizzata e neanche pensata, nell’orizzonte o di un drastico cambio del disegno della moneta unica, o della transizione alla moneta comune. L’alternativa vera che abbiamo davanti non ci pare essere quella tra esplosione a breve dell’area dell’euro o ritorno alle valute nazionali in Europa, ma semmai quella tra stagnazione prolungata (funzionale alla ristrutturazione contro il lavoro, contro le donne, contro i soggetti sociali) o lotte transnazionali in grado di imporre un vincolo sociale e un cambio di rottaLa questione autentica non è euro sì euro no, ma come si devono configurare la lotta di classe e le lotte sociali per poter riaprire quegli spazi che oggi non possono non apparire, allo stato delle cose, inesorabilmente chiusi, come in una cappa d’acciaio.                                                                  http://www.inchiestaonline.it/economia/riccardo-bellofiore-francesco-garibaldo-euro-al-capolinea/

venerdì 27 settembre 2013

Operazione Bluemoon - Eroina di Stato

                                                                                                                                                                                                                                            Una strategia che si è portata via tanti giovani e ha lasciato gli altri sprovveduti e incapaci di reagire... Aggiungerei anche l'affermarsi di una "filosofia" post-moderna incentrata su un misticismo irrazionalista, un intimismo individualista ("il personale è politico" per intenderci) e un rifiuto della storia intesa come storia dello sviluppo umano e di lotta di classi.                                                                                                                                                              http://www.contropiano.org/cultura/item/7842-loperazione-%E2%80%9Cblue-moon%E2%80%9D

domenica 15 settembre 2013

giovedì 5 settembre 2013

L'industria della menzogna quale parte integrante della macchina di guerra dell'imperialismo - Domenico Losurdo -

Nella storia dell’industria della menzogna quale parte integrante dell’apparato industriale-militare dell’imperialismo il 1989 è un anno di svolta. Nicolae Ceausescu è ancora al potere in Romania. Come rovesciarlo? I mass media occidentali diffondono in modo massiccio tra la popolazione romena le informazioni e le immagini del «genocidio» consumato a Timisoara dalla polizia per l’appunto di Ceausescu.                                                            Cos’era avvenuto in realtà? Avvalendosi dell’analisi di Debord relativa alla «società dello spettacolo», un illustre filosofo italiano (Giorgio Agamben) ha sintetizzato in modo magistrale la vicenda di cui qui si tratta:
«Per la prima volta nella storia dell’umanità, dei cadaveri appena sepolti o allineati sui tavoli delle morgues [degli obitori] sono stati dissepolti in fretta e torturati per simulare davanti alle telecamere il genocidio che doveva legittimare il nuovo regime. Ciò che tutto il mondo vedeva in diretta come la verità vera sugli schermi televisivi, era l’assoluta non-verità; e, benché la falsificazione fosse a tratti evidente, essa era tuttavia autentificata come vera dal sistema mondiale dei media, perché fosse chiaro che il vero non era ormai che un momento del movimento necessario del falso. Così verità e falsità diventavano indiscernibili e lo spettacolo si legittimava unicamente mediante lo spettacolo.
Timisoara è, in questo senso, l’Auschwitz della società dello spettacolo: e come è stato detto che, dopo Auschwitz, è impossibile scrivere e pensare come prima, così, dopo Timisoara, non sarà più possibile guardare uno schermo televisivo nello stesso modo» (Agamben 1996, p. 67). (...)                                                                                                                                                                                                                             Veniamo ora alla seconda guerra del Golfo: nei primi giorni del febbraio 2003 il segretario di Stato USA, Colin Powell, mostrava alla platea del Consiglio di Sicurezza dell’ONU le immagini dei laboratori mobili per la produzione di armi chimiche e biologiche, di cui l’Irak sarebbe stato in possesso. Qualche tempo dopo il primo ministro inglese, Tony Blair, rincarava la dose: non solo Saddam aveva quelle armi, ma aveva già elaborato piani per usarle ed era in grado di attivarle «in 45 minuti». E di nuovo lo spettacolo, più ancora che preludio alla guerra, costituiva il primo atto di guerra, mettendo in guardia contro un nemico di cui il genere umano doveva assolutamente sbarazzarsi. (...)                                                                   http://domenicolosurdo.blogspot.it/2013/09/lindustria-della-menzogna-quale-parte.html    

mercoledì 14 agosto 2013

Pier Paolo Pasolini “si ricorda e si immagina” - Documentario di Carlo Di Carlo (1967) -

   «Il nostro motto dev'essere dunque: riforma della coscienza non per mezzo di dogmi, ma mediante l'analisi della coscienza non chiara a se stessa, o si presenti sotto forma religiosa o politica. Apparirà allora che il mondo ha da lungo tempo il sogno di una cosa...»
(Karl Marx)                                                                                                                                                                                                                                       http://pasolinipuntonet.blogspot.it/2012/07/pier-paolo-pasolini-si-ricorda-e-si.html
 

venerdì 9 agosto 2013

Marx sul colonialismo come genesi originaria del modo di produzione capitalista

                                                                                                                            Il sistema coloniale fece maturare come in una serra il commercio e la navigazione. Le “società monopolia” (Lutero) furono leve potenti della concentrazione del capitale. La colonia assicurava alle manifatture in boccio il mercato di sbocco di un’accumulazione potenziata dal monopolio del mercato. Il tesoro catturato fuori d’Europa direttamente con il saccheggio, l’asservimento, la rapina e l’assassinio rifluiva nella madre patria e quivi si trasformava in capitale [...].Oggigiorno la supremazia industriale
porta con sé la supremazia commerciale. Invece nel periodo della manifattura in senso proprio è la supremazia commerciale a dare il predominio industriale. Da ciò la funzione preponderante che ebbe allora il sistema coloniale. Esso fu “il dio straniero” che si mese sull’altare accanto ai vecchi idoli dell’Europa e che un bel giorno con una spinta improvvisa li fece ruzzolar via tutti insieme e proclamò che fare del plusvalore era il fine ultimo e unico dell’umanità                                                                                                                                          http://www.controappuntoblog.org/2013/08/09/marx-sul-colonialismo-come-genesi-originaria-del-modo-di-produzione-capitalista/                                                                                                       http://nocturnalprivatecares.blogspot.it/2013/05/marx-sul-colonialismo-come-genesi.html                                                                                                         http://177ermanno.blogspot.it/2010/05/la-teoria-economica-di-marx-ci-mostra.html

lunedì 29 luglio 2013

Pinelli. Una finestra sulla strage - Camilla Cederna -

  http://www.contropiano.org/video/item/21387-pinelli-calabresi-la-testimonianza-di-pasquale-valitutti                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Mezzanotte è passata da poco, ma è difficile dormire bene dopo una giornata come quella del 15 dicembre 1969, dopo il funerale delle vittime della Banca dell'Agricoltura. Come se tutta quell'angoscia fosse entrata nelle ossa insieme a una nebbia mai vista che rendeva bassissimo il cielo e nero il mezzogiorno. E con ancora nelle orecchie l'eco dei singhiozzi delle famiglie mentre il coro delle voci bianche in Duomo pregava Dio di aprire le porte del cielo ai loro parenti straziati. Poi quel silenzio compatto, monumentale, che aveva salutato le bare sul sagrato, quei grappoli oscuri di gente ai balconi e alle finestre, quel tappeto di folla immobile e buia nel buio che copriva tutta la città paralizzata, una quantità di gente venuta da lontano a circondare il Duomo, visi chiusi, espressioni sgomente, un dolore unanime e una tensione quasi fisicamente percepibili.
Cinque ore in Duomo in piedi a un banco per meglio vedere e sentire, un'ora in giro dopo, a casa a scrivere uno degli articoli più difficili di una lunga carriera (dovevo cominciare dalle bombe del 12, da tutto quel sangue, i rottami, i carabinieri che svengono, il sindaco che esce dalla banca col viso color terra, i parenti che vengono portati via piegati in due con la faccia tra le mani, i racconti degli scampati, il volo dei corpi mutilati sotto la cupola del salone, ecco la guerra, i bombardamenti, il caos, il massacro, il macello, ecco l'odor di guerra, di sangue caldo e di polvere da sparo, di carne bruciata e di zolfo). E adesso a letto col sonno che non arriva.
Arriva invece una telefonata. "Sei già a letto? Non importa. Fra cinque minuti davanti al tuo cancello." "Perché?" "Un uomo si é buttato da una finestra della questura, non farci aspettare, andiamo a dare un'occhiata." Sono due amici coi quali ho sempre corso in questi giorni, Corrado Stajano e Giampaolo Pansa, hanno la faccia e i modi di questi giorni, gesti frettolosi, rabbia e dolore negli occhi.
Via di corsa al Fatebenefratelli dove è stato trasportato il morente: nell'atrio c'è un gruppetto di poliziotti. Curiosa come sempre, guardando davanti a me come se qualcuno mi aspettasse con ansia, mi dirigo verso le stanzette del Pronto Soccorso. Mi imbatto in poliziotti in borghese, riesco a vedere i piedi di un uomo disteso su un lettino, mi viene incontro il medico capoturno (saprò dopo che è Nazzareno Fiorenzano).
Prima che alle mie spalle un giornalista concorrente faccia segno a un agente di non lasciarmi passare, il medico mi dà notizie del nuovo arrivato. "Niente più attività cardiaca apprezzabile, polso assente, lesioni addominali paurose, una serie di tagli alla testa. Abbiamo tentato di tutto, ma non c'è niente da fare, durerà poco." Fa a tempo a chiedermi se so chi è quest'uomo con la barbetta che è stato accompagnato all'ospedale da una scorta imponente della questura, dirigenti in testa e anche carabinieri, perché a lui, nonostante l'avesse chiesto più d'una volta, non avevano voluto rispondere. "È un anarchico," gli dico, "si chiama Giuseppe Pinelli," l'ho saputo un minuto prima, senza rendermi conto naturalmente che sarebbe diventato per me un nome dei più familiari, che di lì a pochi mesi mi sembrerà d'averlo conosciuto da sempre, lui, i suoi sogni, la sua generosità leggendaria, la sua sete di sapere, la sua voglia di vivere, le sue bambine, la moglie Licia che un po' l'ammira e un po' lo prende in giro.

domenica 28 luglio 2013

ROMA. LA STORIA DELL'ARTE - Claudio Strinati - L'isola dei Gesuiti - 1/2

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-aab594d9-f22b-4df2-a147-2e8b76bf44aa.html                                                                                                                                                                                             Rai Replay

sabato 27 luglio 2013

AUSMERZEN - Marco Paolini -

E' difficile trovare le parole giuste per commentare un piccolo grande capolavoro... per questo vi invito a vederlo... Grazie a Marco Paolini per questa sua prova che va ben al di là della bravura artistica e ne da una misura di impegno che, purtroppo, s'è ormai persa in questi poveri, miseri nostri giorni...

martedì 16 luglio 2013

Prospettive economiche per i nostri (pro)nipoti? - Giorgio Gattei -

Non tutti sanno che anche Keynes ha parlato della disoccupazione “ricardiana” in uno scritto del 1930 che, a leggerlo oggi, appare del tutto consono al momento: «l’efficienza tecnica è andata intensificandosi con ritmo più rapido di quello con cui riusciamo a risolvere il problema dell’assorbimento della manodopera ed il sistema bancario e monetario del mondo ha impedito che il tasso d’interesse cadesse con la velocità necessaria al riequilibrio». La conseguenza è «una nuova malattia di cui alcuni lettori possono non conoscere ancora il nome, ma di cui sentiranno molto parlare nei prossimi anni: vale a dire la “disoccupazione tecnologica”. Il che significa che la disoccupazione dovuta alla scoperta di strumenti economizzatori di manodopera procede con ritmo più rapido di quello con cui riusciamo a trovare nuovi impieghi per la stessa manodopera». A rimedio di questa disoccupazione Keynes proponeva di lavorare meno per lavorare tutti: «turni giornalieri di tre ore e settimana lavorativa di quindici ore» potrebbero essere la soluzione «affinché il poco lavoro che ancora rimane sia distribuito fra quanta più gente possibile»                                                                                                                    http://www.sinistrainrete.info/teoria-economica/2924-giorgio-gattei-prospettive-economiche-per-i-nostri-pronipoti.html

domenica 14 luglio 2013

Intervista dell'ISM a Ilan Pappè

Gli strateghi israeliani capiscono che non saranno in grado liberarsi fisicamente di tutti i palestinesi, in quanto loro rimarranno dove sono. Così, invece di sbarazzarsi di loro, li mettono in piccole prigioni, in modo che non si sentano parte di Israele. Si portano più ebrei, si colonizza, e per costruire case per loro è necessario espropriare la terra palestinese, perché non c'è terra ebraica da espropriare, e così si demoliscono le case palestinesi. In secondo luogo, si costruisce un muro di separazione tra lo spazio ebraico e quello palestinese, e si espropria ancora più terra, non solo per gli insediamenti, ma anche per creare una zona cuscinetto, in modo che gli ebrei e gli arabi non vivano insieme. Ancora più importante, si prende anche la terra migliore - dove ci sono le risorse idriche, e la qualità del terreno è buona. E si toglie l'acqua buona ai palestinesi per darla ai coloni, e si fa in modo che sulla terra palestinese scorrano solo i flussi di acque di scarto. Così è ancora più crudele - non solo prendo la vostra buona acqua, ma vendo anche l’acqua non utilizzabile al doppio del prezzo. Il che è semplicemente terribile. E come ho detto prima, sì, credo che ci sia un chiaro parallelismo tra la situazione di oggi in Palestina e i tristi esempi storici dei nativi americani e di apartheid sudafricano                                                                                                                                                                                                                .http://rete-eco.it/2012/approfondimenti/opposizione-israeliana/38400-intervista-dell-ism-a-ilan-pappe-prima-parte.html

sabato 13 luglio 2013

I pesi e le misure

BUIO.

BUIO PIENO.
PIENO DI IMMAGINI SFUOCATE CHE CORRONO CONTRO IL TEMPO.
SANGUE CHE BAGNA I NUOVI PAVIMENTI.
SANGUE CHE SI INCROSTA PERENNEMENTE NELLA COSCIENZA DI CHI POTEVA E NON HA FATTO.
LACRIME ASCIUGATE AVIDAMENTE DAL SOLE DI GIUGNO ED INCREMENTATE DALLA PIOGGIA INVERNALE.
LACRIME RIVOLTE ALLA VITA CHE NON C’E’, AL MOTIVO INESISTENTE.
RABBIA CHE CORRODE TUTTO IL CORPO.
SAPORE AMARO CHE SI STABILIZZA NELLA GOLA, CHE SI CHIUDE, CHE SUSSURRA SILENZIOSAMENTE, MA NELLO STESSO TEMPO URLA ROMPENDO IL VETRO DI QUELLE FINESTRE CHE SPLENDONO, RIFLETTENDO QUEL CRIMINE IMPOSSIBILE DA RASCHIARE VIA.
VITTIMA, LUI E’ STATO UNA VITTIMA INNOCENTE DEL SIGNOR PROFITTO.
MA CHI E’ QUESTO PROFITTO? EGLI HA MOLTEPLICI VOLTI.
BUIO.
BUIO VUOTO.
VUOTO DALLA SUA PRESENZA.
DIETRO QUELLA MACCHINA CI SARANNO SEMPRE DUE OCCHI COLOR NOCCIOLA CHE, DETERMINATI, SEMBRERANNO CANTARE UNA STRAZIANTE MELODIA FATTA DI UNA SOLA PAROLA:
“ BASTA "                                                                                                                                                                                                                                  Questa poesia è stata scritta da mia figlia Benedetta per ricordare l'atroce omicidio di suo fratello Andrea                           Graziella Marota  
“Io ero il legale delle ferrovie “Q” e della Indemnity Company che assicurava i proprietari della miniera. Ho influenzato giudici e giurie, e le alte corti, per sconfiggere le rivendicazioni degli infortunati, delle vedove e degli orfani, e così mi sono fatto una fortuna. L’associazione degli avvocati cantò le mie lodi in un’altisonante delibera. E numerose furono le corone funebri - Ma i topi hanno divorato il mio cuore e un serpente ha fatto il nido  dentro il mio cranio !”                                         Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River.                                                                                                                                                                                                      http://www.carmillaonline.com/2013/07/09/i-pesi-e-le-misure-parte-prima/                          http://www.carmillaonline.com/2013/07/13/i-pesi-e-le-misure-parte-seconda/                                         http://www.carmillaonline.com/2013/07/30/i-pesi-e-le-misure-parte-terza/                             https://www.facebook.com/graziella.marota?fref=ts

venerdì 12 luglio 2013

La rivoluzione da Mosca a Cambridge - Emiliano Brancaccio -

  Introduzione a
John Maynard Keynes, Esortazioni e profezie(Il Saggiatore, Milano 2011; orig. 1931)                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Si può già trovare, in queste pagine, una descrizione dei tipici paradossi del risparmio e quindi anche una critica cristallina ai dogmi indiscussi della austerità: «Vi sono oggi molti benpensanti, animati da amor di patria, i quali ritengono che la cosa più utile [..] sia risparmiare più del solito. Costoro [..] ritengono che la giusta politica in un momento come questo consista nell’opporsi all’allargamento della spesa per lavori pubblici [..]. Ma quando vi è già una forte eccedenza di manodopera [..] il risultato del risparmio è soltanto quello di aumentare questa eccedenza [..] Inoltre, quando un individuo è escluso dal lavoro [..] la sua ridotta capacità di acquisto determina ulteriore disoccupazione [..] La valutazione migliore che posso formulare è che quando si risparmiano cinque scellini, si lascia senza lavoro un uomo per una giornata». Ineccepibile eppure eversivo, forse ora ancor più di allora. Perché negare che il risparmio si tramuti interamente in investimento significa di fatto evidenziare una gigantesca contraddizione insita nel capitalismo individualistico governato dalla finanza privata. Un capitalismo che proprio sulla separazione tra risparmio e investimento vive e prospera, ma a quanto pare su di essa rischia pure di implodere. Inoltre, letta da un’altra angolazione, la critica dell’austerità pone in luce un problema di coordinamento del mercato che sotto date condizioni può rivelarsi fatale: «i singoli produttori ripongono qualche speranza illusoria su iniziative che, intraprese da un singolo, lo avvantaggerebbero, ma che non giovano a nessuno nel momento in cui diventano condotta generale [..] se un determinato produttore, o un determinato paese, taglia i salari, si assicurerà così una quota maggiore del commercio internazionale fino al momento in cui gli altri produttori o gli altri paesi non facciano altrettanto; ma se tutti tagliano i salari, il potere d’acquisto complessivo della comunità si riduce tanto quanto si sono ridotti i costi». Per giunta, la spirale deflazionista così attivata potrebbe determinare una crescita del valore reale dei debiti in grado di scatenare insolvenze e fallimenti. Se poi la caduta dei salari, dei prezzi e dei redditi oltrepassa un certo limite, anche le banche potranno esser trascinate nel precipizio. E’ questo un pericolo che i banchieri negheranno fino all’ultimo, essendo connaturato al loro mestiere «salvare le apparenze». Ma la realtà è che una reiterata competizione al ribasso potrà determinare tali e tante bancarotte da scuotere le fondamenta stesse dell’ordinamento capitalista, «creando terreno fertile per agitazioni, sedizioni, rivoluzioni».                                                                                            http://www.emilianobrancaccio.it/2013/07/11/la-rivoluzione-da-mosca-a-cambridge/#more-4675

domenica 7 luglio 2013

supermercati - Aristide Bellacicco -

Quel giorno facevano finta di essere in italia e così sono andati insieme in un grosso supermercato - Sidis Auchan Iperemme non lo so - e appena entrati hanno preso atto ancora una volta che lì c’era proprio tutto, le cose per le bambine, le macchine fotografiche e le caffettiere elettroniche, e poi moltissime scarpe da ginnastica di ogni tipo, vestiti, gonne, camicette, giacche, un’esposizione di computer portatili dual core, dvd recorder da ottanta giga, prosciutti sotto vuoto, orzo biologico, telefoni cellulari con la possibilità di girarci dentro dei film, merendine, uova- radio- sveglie, ogni bendiddio insomma, e a un certo punto lei ha fatto un mezza giravolta su se stessa e ha detto “oh, mi gira la testa”, ma era per la grande allegria che sentiva, perché l’abbondanza degli oggetti le metteva allegria ma soprattutto le metteva allegria guardare quanta gente stava lì come a casa propria, senza nessuno a disturbare o a mettere fretta mentre toccavano e sceglievano qualcosa da comprare.
“Mi fa piacere che stai bene” ha detto Cori e subito l’aveva presa sottobraccio per farle coraggio, sapeva perfettamente quanta paura lei aveva in quel momento e che i suoi sentimenti stavano tutti sottosopra, e quell’allegria forse andava tenuta d’occhio, ma per lo meno non si sarebbe messa a strillare e forse nemmeno sarebbe svenuta lì in mezzo, e questo era già molto. 
I suoi capelli avevano un buon profumo, Cori lo ha aspirato a fondo e con dolore e per distrarla le chiede se le piacerebbe un foulard, ce n’è un banco enorme, colmo di foulard di tutti i colori che gli facevano venire in mente uccelli tropicali in una gabbia di vetro, si possono tirar su con due dita e provarseli davanti allo specchio, nessuno dice niente, qui siamo in italia, anche se è per finta, dopo tutto è casa nostra diavolo.
Cori dice che “ah, è bellissimo” e lei se lo sistema come la bandana di un pirata, se lo tiene in testa col cartellino del prezzo che penzola da un lato ricoperto dal codice a barre e poi è tutta contenta come una ragazzina e dice che vuole prendere anche qualcosa per le bambine e per sua madre, dice che ha voglia di comprare tutto quello che c’è, perché comprare è bello, capisci cosa voglio dire tesoro? è come abbracciare, stringersi, stare in un posto caldo e accogliente dove gli altri ti sorridono e non ti si mettono contro, perché sono contenti come te e allora va tutto bene, è così come dovrebbe essere sempre, tutto normale, tranquillo e gioioso.
Cori la teneva ancora sottobraccio, poi l’ha presa per mano per lasciarla più libera ma non se la sente di rinunciare alla stretta e di farla andare avanti da sola a vedere tutte quelle cose, in quel momento lei ha una paura terribile che non sa di avere e tutto ciò che le sembra bellissimo potrebbe in un attimo trasformarsi nel suo esatto contrario, quante volte era già successo? bastava niente, un dettaglio o un minuscolo intoppo nell’armonia del mercato, qualcosa che la portasse a pensare alle cose che le fanno così tanto male e allora addio allegria, siamo punto e da capo col dolore.
Cori non conosceva l’origine di quel male immenso che la svegliava di notte e di giorno e la faceva dimagrire e bere, e poi mangiare fino a che vomitava, togliersi con uno strappo gli orecchini facendosi sanguinare il lobo delle orecchie e smaniare durante la messa oppure uscire di casa la mattina presto in pantaloni e reggiseno perché all’improvviso le è venuto in mente che oggi piove, mannaggia, e perché? e forse il lavavetri al semaforo non riesce a lavare nemmeno un cristallo e quindi non fa una lira, non è possibile tesoro, ma come fai a sopportare un dolore simile? e allora deve andare di corsa a portargli un biglietto da cinque euro e poi, mezza nuda, entrare nel bar e lasciargli una colazione pagata, ma dopo due minuti esce un’altra volta sotto la pioggia per assicurarsi che abbia davvero bevuto il caffellatte col cornetto e poi gli lascia ancora qualcosa in mano, qualche spicciolo di metallo e si vergogna e chiede scusa che è troppo poco. 

Il Buen Vivir in Ecuador - Ilaria Semprebene -

Sotto la presidenza di Rafaél Correa, in carica dal 2006, nel settembre del 2008 è stata ratificata in Ecuador, con un referendum popolare, la nuova Carta Costituzionale, che rifonda lo Stato dichiarandolo sovrano, democratico, plurinazionale e interculturale. La Costituzione precedente classificava il paese come multi-etnico e multi-culturale, così il passo compiuto è da una nozione semplicemente cumulativa delle differenti identità che abitano il territorio, ad una decisamente più aggregativa e inclusiva: la varietà delle culture e il loro incontro e partecipazione in condizioni di equità e uguaglianza costituiscono una risorsa che l'attuale governo di Correa ha l'obiettivo di valorizzare. Questo comporta, evidentemente, uno Stato decentralizzato e il rispetto per i modi differenti di amministrare localmente il territorio che le comunità hanno ereditato ed esercitano.
Con l'entrata dell'Ecuador, nel 2009, nell'Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America (ALBA), le trasformazioni epocali emerse grazie alla mobilitazione popolare, di indigeni, contadini, lavoratori e intellettuali, in diversi paesi latinoamericani, in particolare a Cuba, in Bolivia e in Venezuela, oltre naturalmente allo stesso Ecuador, hanno ribadito un loro carattere continentale di liberazione collettiva dal giogo colonialista, autodeterminazione e integrazione regionale, solidarietà  e complementarietà.
Il nuovo documento costituzionale dell'Ecuador, frutto del lavoro di un'Assemblea Costituente eletta che ha visto il contributo essenziale dei movimenti indigeni, incorpora un paradigma, quello del Buen Vivir, i cui principi fondamentali e le cui conseguenze sulla vita sociale, economica e politica del paese costituiscono un ulteriore taglio netto con il passato, che aveva visto il prevalere di politiche neo-liberiste e la marginalizzazione di ampie fasce della popolazione,  in particolare i popoli naturali.

sabato 6 luglio 2013

scritto di Mauro Venegoni operaio comunista ucciso barbaramente dai fascisti [ottobre '44] sulle origini del fascismo in Italia.

 “La classe che detiene il privilegio politico, la classe che detiene il privilegio economico, la classe che ha con sé la magistratura, la polizia, il governo, l’esercito, ritiene che sia giunto il momento in cui essa per difendere il suo privilegio, esce dalla legalità e si arma contro il proletariato… è dunque una burla – pensano i lavoratori – lo Stato democratico che dovrebbe assidersi sulla definizione della legge uguale per tutti. Non è dunque vero quello che i democratici hanno detto, che dentro la costituzione è possibile qualunque sviluppo della classi lavoratrici, qualunque sviluppo del proletariato”
Giacomo Matteotti, gennaio ’21                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Sintesi critica sulla storia del fascismo e sulla sua caduta in Italia
Considerazioni sul momento attuale. Prospettive per l’avvenire
Opinione di un operaio comunista
Il presente scritto può servire:
. a rinfrescare la memoria
. a richiamare alla realtà,
. a indicare la strada.                                                                                                                                                                                                    . a ritrovare la bussola a chi l’avesse smarrita 

venerdì 5 luglio 2013

USCIRE DALL'EURO? C'È MODO E MODO - Emiliano Brancaccio -

Il tentativo di salvare la moneta unica a colpi di deflazione salariale nei paesi periferici dell’Unione potrebbe esser destinato al fallimento. L’eventualità di una deflagrazione dell’eurozona è dunque tutt’altro che scongiurata. Il problema è che le modalità di sganciamento dalla moneta unica sono molteplici e ognuna ricadrebbe in modi diversi sui diversi gruppi sociali. Esistono cioè modi “di destra” e modi “di sinistra” di gestire un’eventuale uscita dall’euro. Ma esiste una sinistra in grado di governare il processo? ... Un elemento certo tuttavia sussiste: l’uscita da un regime di cambio fisso può avere un impatto negativo o meno sul potere d’acquisto dei lavoratori e sulla distribuzione del reddito nazionale a seconda che esistano meccanismi istituzionali – scala mobile, contratti nazionali, prezzi amministrati, ecc. – in grado di agganciare i salari alla dinamica dei prezzi e della produttività. Escludere tali meccanismi implica, in buona sostanza, un’uscita dall’euro “da destra”. Contemplarli significa predisporre un’uscita “da sinistra”.                                                                                                                                                    La questione salariale e distributiva è solo un tassello degli enormi problemi che derivano dall’insostenibilità dell’attuale assetto dell’Unione europea. Cercare di affrontarla in modo fattuale ci aiuta tuttavia a uscire da una lettura estremista e manichea della fase. I dati ci dicono che fuori dall’euro non è affatto detto che vi sia un inferno peggiore di quello che già ci circonda, ma non è nemmeno scontato che si possa anche solo intravedere il sole di un nuovo avvenire.                                                                                                                                                                       http://sollevazione.blogspot.it/2013/07/uscire-dalleuro-ce-modo-e-modo-di.html